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| Presentato oggi dall’Osservatorio O.N.Da, sarà diffuso in Asl e ospedali lombardi-DUE MILIONI DI DONNE IMMIGRATE IN ITALIA:UN VOLUME PER TUTELARNE LA SALUTE E I DIRITTI | ||
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È
fondamentale diffondere la cultura della prevenzione e della salute e far sapere
che si può dire NO alla violenza e alle mutilazioni genitali femminili Milano,
12 marzo 2009 – Il 50% del totale dei migranti in Italia è composto da donne:
quasi due milioni (1.730.834 al primo gennaio 2008) su un numero complessivo di
circa 4 milioni di cittadini stranieri residenti in Italia.
Senza calcolare coloro che vivono in condizione di clandestinità. Nello
specifico, nel Nord-ovest risiede il 35.6% degli stranieri e nel Nord-est il
26.9%. contro il 25% del Centro e il 12.5% del Sud e Isole. Un quarto
degli stranieri residenti in Italia, inoltre, è iscritto nei registri della
Lombardia e nella sola Provincia di Milano risiede il 10% del totale degli
stranieri. Un livello decisamente elevato per un’area relativamente piccola,
che può essere paragonato a quello di Regioni quali Veneto (11.8%),
Emilia-Romagna (10.7%) o Lazio (11.4%). Queste donne spesso non hanno la cultura
della prevenzione, non sanno di potersi “proteggere” da rapporti a rischio
di malattie sessualmente trasmissibili come l’HIV, sono costrette
a prostituirsi, subiscono violenze anche familiari, perché è prassi nel
loro Paese di origine, o affrontano l’atroce pratica della Mutilazione
Genitale Femminile perché non conoscono i loro diritti e non sanno di poter
dire “No”. Queste donne, per longevità e caratteristiche delle malattie,
hanno anche più bisogno degli uomini dei servizi sanitari ma non sanno dove
rivolgersi quando hanno necessità di una visita medica, o che i loro diritti di
donne regolarmente immigrate sono gli stessi delle italiane. È questo il quadro
in base al quale l’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (O.N.Da) ha
deciso di intervenire con la pubblicazione di un volumetto – “Le donne
immigrate in Italia: salute, tutela e diritti” – dedicato non solo alle
straniere ma anche alle Istituzioni e alle associazioni che operano nel campo
dell’assistenza e dell’aiuto. La
pubblicazione, patrocinata dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia,
realizzata con il contributo di sanofi-aventis, raccoglie firme prestigiose –
Nicla Vassallo, Laura Murianni, Walter Ricciardi, Graziella Sacchetti, Maurizio
de Tilla, Gilberto Corbellini, Alessandra Kustermann – ed è stato presentato
oggi alla presenza di Carlo Lucchina (direttore generale dell’Assessorato alla
Sanità della Regione Lombardia) e Giampaolo
Landi di Chiavenna (Assessore alla Salute del Comune di Milano). Sarà
distribuito gratuitamente in tutte le Asl e gli ospedali della Lombardia. Nel
corso dell’anno pubblicazioni con le stesse caratteristiche saranno realizzate
anche per le altre Regioni. “Le
immigrate in Italia sono moltissime – spiega Francesca Merzagora, Presidente
di O.N.Da – Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna – e non tutte
sono a conoscenza dei loro diritti in ambito sanitario e lavorativo e dei
servizi messi a loro disposizione. O.N.Da ha voluto colmare questa lacuna
realizzando uno strumento pratico e semplice da consultare che le informi dei
loro diritti e le metta in grado di ribellarsi contro pratiche atroci come la
Mutilazione Genitale Femminile”. “E’
noto che nei Paesi africani le donne vengono infettate precocemente con il virus
dell’HIV, non raramente in seguito a violenza sessuale, ed hanno minori
possibilità di accesso alle cure e ai test - spiega il prof. Massimo Galli, Ordinario
Malattie Infettive del Polo Universitario "Luigi Sacco", Università
degli Studi di Milano, e Direttore Unità Operativa
Complessa (UOC), Malattie Infettive, III° Divisione -. E’ noto, inoltre, che
in alcuni Paesi africani la mutilazione genitale femminile ha ancora una
elevatissima incidenza. I dati dimostrano che questa pratica, oltre a ledere la
dignità della donna, è un potenziale veicolo di infezione quando eseguita con
rituali di gruppo: in alcuni paesi dell’africa occidentale più ragazze
subiscono l’escissione del clitoride in uno stesso momento con uno stesso
strumento. Le ragazze che provengono dall’Est, ‘destinate’ alla
prostituzione, è più frequente che si infettino, invece, proprio nel nostro
Paese”. L’essere
donna ed immigrata è un universo complesso, composto da un fitto intreccio di
relazioni, emozioni, affetti e, spesso, frustrazioni, umiliazioni e violenza. E
se ancora oggi per alcune donne italiane la situazione è difficile, per le
straniere lo scenario è ancora più problematico, per le difficoltà
linguistiche e la mancata conoscenza degli strumenti disponibili nel nostro
Paese per la loro tutela, in ambito di salute o lavoro. “Le donne immigrate,
in particolare arabe e marocchine, sono invisibili – spiega Dounia Ettaib,
Presidente di DARI (Associazione Donne Arabe d’Italia) –. Le statistiche
italiane e, soprattutto, lombarde parlano chiaro: queste donne accedono ai
servizi sanitari solo durante la gravidanza. Poi vengono chiuse in casa. E non
sanno di potersi ribellare a questa violenza, né di poter essere tutelate perché
‘titolari’ di diritti. Inoltre, non hanno la cultura della prevenzione. E
certamente non sono le sole in questa condizione”. “I
flussi demografici che portano persone straniere a spostarsi verso i Paesi più
industrializzati – spiega Carlo
Lucchina, direttore generale dell’assessorato alla Sanità della Regione
Lombardia – mettono i sistemi sanitari di fronte a situazioni complesse. Se
analizziamo solo l’aspetto clinico ci troviamo di fronte a due tipi di
problematiche: le patologie per così dire ‘importate’ dai Paesi di origine,
e che in alcuni casi si ritenevano ormai dimenticate nel nostro Paese come la
tubercolosi, e quelle che, invece, sono le malattie dei paesi progrediti. Ma non
solo gli aspetti puramente clinici devono essere al centro dell’attenzione: i
differenti credi religiosi, le diverse culture, le specifiche esigenze devono
poter convivere nel nostro sistema in modo da creare le condizioni affinché
tutti possano fruire nel modo più adeguato dei servizi sanitari. E ancora
maggiore deve essere l’attenzione rivolta alle donne, spesso vittime di
situazioni ancor più difficili degli uomini per le strutture sociali esistenti
nei Paesi di origine”. È
il caso di Milano, dove
l’assessorato alla Salute del Comune ha recentemente varato il progetto
“Immigrazione sana”. “Abbiamo guardato in faccia la realtà – spiega
l’assessore, Giampaolo Landi di Chiavenna – e messo in rete le
principali associazioni di volontariato già aderenti ai GrlS (Gruppi locali
Immigrazione e Salute) per avere una rilevazione dati, che attualmente manca, più
completa e fruibile al fine di estrapolare le patologie di più grande impatto
(tubercolosi o malattie sessualmente trasmissibili) e potere effettuare azioni
di prevenzione”. “Sanofi-aventis
– dichiara Angelo Zanibelli, Direttore Comunicazione e Relazioni
Istituzionali sanofi-aventis Italia, prima realtà farmaceutica in Italia - è
da sempre attenta al proprio ruolo di azienda responsabile e ha scelto di
sostenere questa importante iniziativa di O.N.Da a favore delle donne immigrate
e delle Istituzioni. Il nostro Paese si avvia a divenire sempre più multietnico
ed è necessario offrire informazioni e competenza ai ‘nuovi’ cittadini che
giungono da altre nazioni affinchè possano affrontare adeguatamente le più
comuni patologie. L’impegno sociale di sanofi-aventis in Italia, sulla base
delle attività del Gruppo a livello mondiale rivolte in particolare alle
popolazioni dei Paesi in via di sviluppo, si esplica attraverso collaborazioni
con Istituzioni ed Organizzazioni Non Governative”. |
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