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GIARDINO GIUSTI. CONSEGNATE A PRESIDENTE PALMERI 1.500 FIRME PER INTITOLARE ALBERO AD ANNA POLITKOVSKAJA


 

Milano, 5 febbraio 2009 – Oltre 1.500 firme per intitolare ad Anna Politkovskaja un albero del Giardino dei Giusti di Milano sono state consegnate al Presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri dall’Associazione Annaviva, nata per onorare la memoria della giornalista russa uccisa il 7 ottobre 2006.

“La figura esemplare di Anna – si legge nell’appello sottoscritto da cittadini, enti e associazioni – non deve essere dimenticata, perché mostra la possibilità dei singoli individui di opporre al Male l’argine invalicabile della propria coscienza. Un albero a lei dedicato può diventare così un esempio per le nuove generazioni ed educare alla responsabilità contro l’indifferenza”.

“Ricordare Anna Politkovskaja a Milano è un dovere è una responsabilità – ha detto il Presidente Palmeri incontrando a Palazzo Marino Andrea Riscassi e Matteo Cazzulani, promotori dell’iniziativa ‘Un albero per Anna’ – quale simbolo nel mondo della difesa assoluta dei diritti universali di donne e uomini e dell’impegno coraggioso per la libertà di stampa, non solo con l’elaborazione dei pensieri, ma anche con il valore delle azioni”.

“Il suo nome – ha proseguito Manfredi Palmeri, che guiderà il Comitato dei Garanti con la responsabilità di individuare le nuove intitolazioni – potrà essere iscritto già nel 2009 nel Giardino sulla collina del Monte Stella, in aggiunta ai quattro alberi dedicati a Moshe Bejski, Pietro Kuciukian, Svetlana Broz e Andrej Sacharov”.

 

Anna Politkovskaja

 

Anna Politkovskaja nasce a New York il 30 agosto 1958, da due diplomatici ONU sovietici di nazionalità ucraina. Studia giornalismo all'Università di Mosca, dove si laurea nel 1980 con una tesi sulla poetessa Marina Tsvetaeva.


Dal 1982 al 1993 lavora presso il giornale Izvestia. Passa in seguito alla Novaja Gazeta e nel 1998 si reca per la prima volta in Cecenia per intervistare Aslan Mashkadov, all'epoca neo-eletto presidente. Collabora con radio e televisioni libere e pubblica articoli fortemente critici sul governo guidato da Vladimir Putin e sulla conduzione della guerra in Cecenia, Daghestan ed Inguscezia, ricevendo per questo numerose denunce e minacce di morte.


Nel 2001 vince il Global Award di Amnesty International per il giornalismo in difesa dei diritti umani ma è costretta a fuggire a Vienna in seguito a ripetute minacce ricevute da Sergei Lapin, un ufficiale dell'OMON (la polizia dipendente direttamente dal ministero degli Interni russo con emanazioni nelle varie repubbliche della federazione) da lei accusato di crimini contro la popolazione civile in Cecenia. Lapin viene arrestato per un breve periodo e poi rilasciato nel 2002. Il processo riprende nel 2003 per concludersi nel 2005 dopo numerose interruzioni con una condanna per l'ex-poliziotto per abusi e maltrattamenti aggravati su un civile ceceno e per falsificazione di documenti.


La Politkovskaja intensifica i suoi viaggi in Cecenia per documentare gli abusi commessi dall’esercito russo sulla popolazione civile, le violenze dei miliziani ceceni, le connivenze dei politici ceceni filorussi e per denunciare il silenzio della comunità internazionale. Con la collaborazione degli operatori locali dell’associazione Memorial e Amnesty International sostiene le famiglie delle vittime civili, visita ospedali e campi profughi, intervista militari russi e civili ceceni.
Nell’ottobre 2002 accetta il ruolo di negoziatrice durante l'assedio del teatro Dubrovka di Mosca.

Nel 2003 vince il premio dell'Osce per il giornalismo e la democrazia
e pubblica A Small Corner of Hell: Dispatches from Chechnya (tradotto in italia con il titolo  Cecenia. Il disonore russo) in cui continua la sua denuncia dela guerra brutale in corso in Cecenia, in cui migliaia di civili sono torturati, rapiti o uccisi dalle autorità federali russe o dalle forze cecene. Per la stesura del libro, la Politkovskaja si è avvalsa delle testimonianze di militari russi e della protezione di alcuni ufficiali durante i mesi più duri della guerra.
Nel settembre 2004, mentre si sta recando a Beslan per trattare la liberazione degli ostaggi della scuola numero 1, viene improvvisamente colpita da un malore e perde conoscenza. L'aereo sul quale viaggia è costretto rientrare a Mosca per permettere un suo immediato ricovero. Si suppone un tentativo di avvelenamento, ma la dinamica dell'accaduto non verrà mai chiarita del tutto.


Il 7 ottobre 2006 viene assassinata nell'ascensore di casa sua a Mosca.

 

 

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