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Possiamo definire Cristina Lefter come una timida osservatrice del mondo circondante che ha imparato ad accettare con serenità le inevitabili metamorfosi di un'esistenza sotto il segno del cambiamento e dei passaggi culturali. A guardarla non riesci a capire le sue origini. Solo la voce tradisce, quando si rivolge in rumeno, le sue origini moldave. Cristina è un'artista tenace che ama la vita in tutte le sue manifestazioni quotidiane. Nel desiderio di catturare ed immortalare le emozioni nascoste dietro le forme e dietro i colori, preferisce il lavoro dal vivo con le modelle,. Nata il 27 aprile 1976 a Telenesti nella Repubblica Moldova, Cristina Lefter segue i corsi della scuola d'arte della sua città natale fino al compimento, nel 1991, quando si trasferisce con la famiglia in Romania a Iasi. Là, nella storica capitale della Moldavia, fequenta il Liceo d'Arte Octav Bancila (1991 - 1995) nella classe del maestro Mircea Ispir. Seguono poi gli studi universitari, presso l'Accademia dell'Arte George Enescu di Iasi, nella classe del maestro Valeriu Gonciariuc. Nel 2000, dopo il conseguimento della laurea, Cristina si stabilisce in Italia, a Padova per poi trasferirsi a Milano. Nel suo camino verso la perfezione artistica, Cristina Lefter ha scelto il lungo e difficoltoso percorso della proiezione introspettiva. Una scelta di sacrifici, piena di ostacoli, dove la ricerca artistica va a pari passo con la corsa quotidiana per la sopravivenza. Ma i risultati non si sono lasciati troppo attendere e gli sforzi sono stati ricompensati. Il 2004 ha marcato l'affermazione di Cristina Lefter a numerose mostre e manifestazioni culturali dell'Italia del Nord Est, come per esempio ArtePadova, ArtePordenone, ArteUdine. Nel 2005 partecipa alle biennali di Cannes e di Malta, partecipa alla mostra organizzata dal periodico culturale "OK Arte" presso la galleria milanese "Soir Caffè". Nel 2006 inizia la collaborazione con la galleria fiorentina "Spagnoli" che si concretizza con la partecipazione a diverse mostre. L'universo artistico di Cristina Lefter è marcato da forti smalti posati su delle tonalità acriliche e gravita intorno al mondo floreale ed alle figure femminili che evocano stati d'animo di una seducente e sensuale bellezza. Cristina sta esplorando con una pazienza che solo le grandi passioni la possono alimentare, i meandri dell'intimità e dell'eterno femminile. Riesce a portare alla luce con l'abilità di un psicanalista, dei profondi stati d'animo che poi proietta su fondali bucolici, con la timidezza di un'adolescente,. "Apparentemente statici, i suoi personaggi ci si rivolgono con un linguaggio dei gesti e delle attitudini, affascinandoci con la loro fragilità interiore, una fragilità accentuata anche dalla loro attitudine, ostentata e provocatoria. Più tardi, ci rendiamo conto che non riusciamo a sbarazzarci di queste immagini. Portiamo dentro di noi qualcosa più di un'emozione passeggera, i sguardi dei personaggi, abbiamo percepito il codice di lettura dell'opera". Bogdan Ionescu
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Cristina Lefter e l'idealizzazione della donna nel terzo millennio "se già la bellezza fisica incanta e rapisce la nostra vista, che pure è il nostro senso più acuto, quanto sarebbe mai grande il rapimento se noi avessimo occhi fisici per vedere l'idea della bellezza! "Questa celebre frase contenuta nel Fedro di Platone pare racchiuda il sogno dell'artista greco, la sua sete di armonia e di perfezione di forma e di sostanza tale da essere visione fondante per uno sviluppo artistico di coloro che dettero vita al canone europeo della bellezza. "Korai" del terzo millennio le donne della Lefter, artista di grande talento, la quale come gli antichi greci si avvale di modelli reali, ma che che trasforma sintetizzando i caratteri individuali di ognuno di essi, fino ad ottenere un "tipo ideale", che rappresenta non "una donna" ma "LA DONNA". la Sua "DONNA IDEALE". Pittrice del "bello" e della "bellezza" come sentimento, è senz'altro una definizione che la Lefter "calza" "a pennello" la sua ricerca vorrebbe rappresentare la donna come "ponte metaforico" tra la realtà e l'ideale dell'armonia delle forme.. La visione di " natura" della Lefter, attraverso l'uso elementi floreali, con cui orna le chiome delle sue donne, dal "bello" si eleva al "sublime": non solo bellezza estetica dell'oggetto in sè ma anche contenuti di genio e spirito e sentimento.
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Sulla soggettività del giudizio di gusto cito David Hume nei saggi morali politici e letterari: Una causa evidente per cui molti non sentono il sentimento giusto della bellezza è la mancanza di quella delicatezza dell'immaginazione che è necessaria per poter essere sensibili a quelle emozioni più sottili. Questa delicatezza ognuno pretende di averla, ognuno parla e vorrebbe regolare su di essa ogni tipo di gusto e sentimento. La vera opera d'arte nasce in maniera misteriosa enigmatica,dal profondo dell'animo dall'artista. una volta "staccata" da essa acquista vita indipendente, diventa una personalità, un soggetto autonomo, che conduce una sua "esistenza" reale. Diventa non un'apparizione indifferente o casuale, ma una forza attiva capace di ulteriore creazione. Opera e lavora alla creazione dell'atmosfera. La donna come simbolo, e la donna che crea una sua atmosfera . Donna: simbolo duplice, di forza e delicatezza, Apollo e Dioniso, sacro e profano. Elementi che convivono nella donna della Lefter così come nelle sue opere con soggetti floreali e vegetali. "Nelle Opere con soggetto ritratti di donne, le composizioni sono assorte in "un assoluto ideale" che La Lefter coglie nell'infiorescenza che orna la chioma dei capelli, come se con un parallelismo con la natura vegetale, le sue donne forti nei colori degli abiti e nelle espressioni, e delicate nelle infiorescenze che dalla chioma esaltano la vita e il suo sapersi rigenerare. fiori che come le Korai della grecia del periodo arcaico offrivano frutti e fiori con significati simbolici legati al mito di kore (persefone).La lefter ci offre la visone del gesto".Silvia Poliaghi info e contatti www.cristinalefter.eu
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