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Milano, 24 febbraio 2009
– “Ci sono armature che non servono per offendere ma per difendere e
nel caso dei Samurai, si tratta di una tradizione secolare, un progetto
etico. Il bello dei Samurai si esprime in quattro parole: armonia,
rispetto, tranquillità, purezza. Valori in cui Milano crede e di cui ha
bisogno”.Lo ha affermato oggi a Palazzo Reale l’assessore alla Cultura
Massimiliano Finazzer Flory alla presentazione di “Samurai”, la prima
grande mostra in Italia dedicata al complesso mondo dei guerrieri
giapponesi, alla loro storia, e al loro mito. L’esposizione, promossa
dall’Assessorato alla Cultura, sotto l’Alto patronato della Presidenza
della Repubblica, è prodotta da Palazzo Reale e dalla Fondazione Antonio
Mazzotta. La mostra si avvale inoltre del contributo della Regione
Lombardia e della collaborazione di Vodafone, oltre al patrocinio del
consolato giapponese di Milano.
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Attraverso
l’eccezionale nucleo di armature, elmi e accessori della collezione
Koelliker, oltre a una serie di opere provenienti dalle Civiche Raccolte
d’Arte Applicata ed Incisioni - Raccolte Extraeuropee di Milano, verrà
ripercorsa la storia sociale, politica ed economica del Giappone e della
classe sociale che lo governò per quasi settecento anni.
La mostra è allestita presso l’appartamento della Reggia di Palazzo
Reale. Particolare cura è stata dedicata ai percorsi didattici che
accompagnano la mostra. Numerosi eventi collaterali coinvolgeranno la città
di Milano nell’esplorazione dell’immaginario samurai che in Occidente
suscita da sempre un grande fascino e curiosità e che ancora sopravvive
quale modello strutturale per aspetti importanti della società giapponese
contemporanea come alcune grandi aziende che dalla tradizione samuraica
provengono. L’ultima sala della mostra, allestita in collaborazione con
Yamato Video, è dedicata al mondo dell’animazione e dei manga
giapponesi, per sottolineare la straordinaria epopea dei robot della
Goldrake generation che altro non sono che una trasposizione futuribile
delle armature e del mondo dei samurai.
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“Il progetto Samurai si inserisce in Milano-Mondo e dà inizio a una
collaborazione sempre più stretta con il Giappone per la promozione delle
culture extraeuropee in città, anche in prospettiva del nuovo museo delle
culture extraeuropee che sorgerà all’ex Ansaldo - ha aggiunto
l’assessore Finazzer Flory -. Come nel caso del futurismo, questa mostra
interagisce con i costumi e i consumi della città tesa a una sempre più
costante partecipazione”.
Contenuti
Per sette secoli il Giappone è stato governato da una casta militare - i
bushi ovvero la classe dei samurai – che ha lasciato di fatto
all’imperatore una sovranità di tipo sacerdotale. L’abbigliamento da
guerra dei samurai è quindi sempre stato considerato, anche in periodo di
pace, come un importante segno di comando e di condizione sociale. La
necessità di distinzione della casta di potere ha talvolta, a seconda dei
periodi storici, prevalso sulla funzione protettiva dell’armatura,
portando alla realizzazione di armature dalla bellezza stupefacente,
impreziosite da ornamenti di pregevole fattura.
La Collezione Koelliker di armature giapponesi costituisce una raccolta
pressoché unica in Europa per numero e qualità dei pezzi, certamente una
delle più importanti al di fuori del Giappone. Gli esemplari sono tutti
in ottimo stato di conservazione e provengono esclusivamente da samurai di
alto rango, se non da daimyo (signori feudali). Completano la rassegna
alcuni oggetti provenienti dalle Civiche Raccolte d’Arte Applicata ed
Incisioni, tra cui una bardatura da cavallo completa di armatura e
maschera da guerra. L’esposizione presenta una selezione di circa
novanta pezzi tra armature complete, elmi, forniture per spada e altri
accessori per samurai, realizzati tra il periodo Azuchi Momoyama (1575 –
1603) e il periodo Edo (1603 – 1867). In questo secondo periodo vissero
samurai leggendari come Miyamoto Musashi, il più grande maestro
dell’arte della spada e protagonista del famoso romanzo di Yoshikawa
Eiji, venduto in oltre centoventimilioni di copie e ispiratore di almeno
quindici versioni cinematografiche. I samurai avevano il privilegio di
portare due spade, il cognome e avevano il diritto di “uccidere e
andarsene” (kiritsuke gomen). In seguito alla diffusione in Giappone del
buddismo zen i samurai si dedicarono alle tecniche di meditazione per
acquisire maggiori poteri intuitivi e conoscitivi, ma anche per cancellare
paure ed esitazioni, per raggiungere un totale autocontrollo, accettando
il flusso degli avvenimenti non opponendosi a essi con violenza.
La mostra consentirà di ammirare straordinari esempi di tosei gusoku
(“armatura moderna”) e di conoscerne la storia, le tecniche
costruttive, le principali scuole di armaioli e infine scoprirne gli
elementi da cui sono formate (dô, menpô, kote, haidate ecc). La tosei
gusoku sostituisce la ô-yoroi (letteralmente “grande armatura”) del
periodo medioevale, in quanto più agevole in battaglia, ma anche più
resistente e confortevole. Concepita per far fronte a una situazione di
guerra civile, paradossalmente rimase in voga anche per il successivo
periodo di pace, diventando un importante simbolo di status sociale e non
più un mezzo di difesa. Lo sfarzo di lacche e legature colorate,
l’impiego di bordure e ornamenti cesellati e dorati e la continua
ricerca di decori insoliti sono la vera caratteristica delle armature
tosei gusoku.
L’elmo giapponese, il kabuto, costituisce una sezione a parte della
mostra per la sua particolare qualità. Il kabuto è l’elemento
dell’armatura che da sempre ha suscitato maggiore ammirazione, non solo
per l’elevato potere di espressività delle sue forme, ma anche per le
raffinate soluzioni tecniche adottate nella sua realizzazione. Il Kabuto
è tra gli elementi più importanti del corredo armato, il primo che
istintivamente si nota, e il primo che tradizionalmente viene indicato
nello studio critico del corredo. In mostra si potranno ammirare alcuni
esempi di kawari kabuto (“elmi straordinari”) dalle forme e dagli
ornamenti eccentrici e spettacolari generalmente ispirati a oggetti sacri
o a elementi della natura (draghi, animali, frutti). Completano il
percorso alcuni accessori di straordinaria qualità (spesso lavorati a
sbalzo), come maedate (ornamenti per elmi), montature per spade e alcune
lame di katana, l’arma per eccellenza dei samurai.
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Il
catalogo
Il catalogo della mostra, edito da Mazzotta, punta a divenire uno dei
testi di riferimento nella letteratura internazionale e a togliere un velo
su quegli aspetti sociali e culturali che ruotano intorno alle figure
mitiche dei Samurai. Il volume, a cura di Giuseppe Piva, prevede un saggio
tecnico descrittivo delle armature giapponesi e una storia di questa parte
della Collezione Koelliker, con la riproduzione a colori di tutti gli
oggetti esposti, nel loro assemblaggio completo e nei dettagli. Altri
studiosi sono stati chiamati a partecipare al progetto: Francesco Civita,
curatore della sezione giapponese del Museo Stibbert di Firenze, per una
storia del collezionismo europeo in questo settore, e Gianni Fodella, per
un’inquadratura storico – economica della società giapponese del
periodo Edo. |