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NELU PASCU

Moderno Van Gogh, concentra la sua forza nel cromatismo esasperato delle opere: acrilici brillanti e olii carichi e ricchi, tramite lo spessore della spatola, in cui la tela trasuda materia grezza e palpitante. E’ una pittura istintiva, possente ed energica, che affascina e conquista

Nelu Pascu - Alan Jones - Cristina Lefter - Amira Munteanu - Retroguardia - La parte ultima ed estrema di un esercito in cammino.........entra

I Colori dell’Anima Nelu Pascu, dalla famosa terra dei vampiri, è fuggito invece un lupo, un lupo solitario dal cuore d’artista, che il critico Giovanni Faccenda definisce, a ragion veduta, molto vicino alla sensibilità di Dino Campana, uno dei poeti maledetti, e all’inquietudine primitiva di Antonio Ligabue.
Si tratta di Nelu Pascu (Cosmesti, 1963), rivoluzionaria promessa della nuova arte rumena.
Critico intransigente degli orrori del passato comunista, Pascu ha occhi solo per la bellezza e il paesaggio che incanta, scoperto davvero ben lontano dalla sua terra natale, cioè nel Bel Paese, sogno e speranza di molti artisti stranieri.
In Italia, infatti, a partire dal 1996, prima a Padova e poi a Milano, il giovane riesce a farsi conoscere e ad affermarsi, mettendo a frutto quanto imparato dal maestro rumeno David Sava, e soprattutto facendo crescere la propria travolgente urgenza creativa, la sua sensibilità spontanea e antiaccademica.
Pur riconoscendo a Sava il merito di averlo aiutato a dare forma alla propria inclinazione, Nelu Pascu si considera un autodidatta, entrato nell’affascinante mondo della pittura spinto da una passione irrefrenabile, un sentimento assolutamente sincero, una grande voglia di esprimersi, di lasciar uscire da sé, dalle profondità dell’anima appunto, la forza e la potenza del sogno, uniti a un senso del colore davvero notevole, interessante ed entusiasta, visto quasi con occhi di bambino che osserva uscire dalle sue mani qualcosa di bellissimo e suggestivo.
Per lui la pittura è follia e generosità, un dono delle proprie emozioni agli altri, una missione verso il suo pubblico. Più di cinquemila dei suoi quadri oggi sono conservati non solo in Romania e in Italia, ma anche negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Svezia e Germania.
Moderno Van Gogh, concentra la sua forza nel cromatismo esasperato delle opere: acrilici brillanti e olii carichi e ricchi, tramite lo spessore della spatola, in cui la tela trasuda materia grezza e palpitante. E’ una pittura istintiva, possente ed energica, che affascina e conquista.
Le più recenti sperimentazioni lo portano verso il collage e la composizione astratta, ma per Nelu ogni opera si collega alla figurazione, perchè, come dice Aristotele, nulla è nell’intelletto che prima non sia stato nei sensi. Questi lavori sono carichi di grinta ed energia, senza mai sfiorare l’eccesso.
Sia nelle bellissime marine, sia nelle costruite composizioni floreali o nei ritratti di matrice espressionista, ogni pennellata è un mondo a sé stante, un tassello perfetto di un infinito mosaico, una tessera di un’antica vetrata variopinta nella cattedrale dell’arte.
Paesaggi del cuore dipinti col sangue, ma anche con la dolcezza di chi riconosce l’intimo miracolo della natura e la sua scintillante emozione.

Mostra esposizione presso il  Consolato generale di Romania in occasione della presentazione del libro di Manuela Gandini  dedicato a Ileana Sonnabend.............entra

Mentre si costruiva da solo la casa, ha deciso anche di dipingere i quadri che l’avrebbero arredata. Così è iniziata la sua avventura con la pittura.E quella di Nelu Pascu, è proprio un’ avventura nel mondo dei colori, delle suggestioni dell’animo, delle sensazioni più profonde che lui riesce a trasferire sulla tela in modo inedito e di straordinario effetto. Nonostante si sia affidato all’aiuto artistico di un famoso artista rumeno, David Sava, che aveva capito il suo talento ed era disposto a seguirlo nella ricerca, Nelu si definisce un autodidatta, perché si è sempre rifiutato di iscriversi all’Accademia o a qualche scuola d’arte.
Dice di sé: “La mia più grande sorpresa è stato il senso del colore. Sin dall’inizio esso si plasmava sulla tela con grande facilità. Sono convinto che la bellezza del colore, e la sua forza, nessun libro o professore li possano insegnare. Il colore uno lo deve sentire, per poter andare oltre, per essere in grado di dare emozione; e questo senso è qualcosa di innato”.

Giovanni Faccenda scrive: colori come stati d’animo, la pittura di Nelu Pascu mostra effervescenti passioni ed oscure tensioni interne, esplosioni di colore e luce che ricordano la pittura di Campana ma anche Van Gogh. Dipinge e si racconta, Pascu, gridando sulle tele quanto davvero lo attrae del quotidiano. Le immagini si ripercorrono frenetiche sulle tele,: l’approccio alla pittura è istintivo e sono palesi, nella loro espressione, le origini sentimentali che si riflettono nei contenuti dei paesaggi come delle nature morte. E’ evidente la forte partecipazione emotiva all’immagine.
Con Nelu Pascu siamo all’alba dell’astrattismo. La deformazione, la resa soggettiva dei colori, i ritmi lineari drammaticamente sincopati, costituiscono le premesse di un’arte fortemente ermetica.
La sfida, che Pascu vince in pieno, è far rivivere il paesaggio attraverso il ricordo dei suoi aromi, la dolcezza dei prati, il brusio degli animali materializzati nei colori accesi, le prospettive oblique, la pennellata decisa.

Dopo una seconda personale in Romania, che gli diede un buon successo di critica e di pubblico, decise di partire alla volta dell’Italia, terra di artisti, come lui ne aveva sentito parlare, e miniera di opere d’arte. Trovò ospitalità in un convento gesuita di Padova, e un padre, dopo 6 mesi, gli organizzò una mostra all’Antonianum. Da lì, pian piano, è incominciata la sua fortuna. “Mi ricordo che mi avevano assegnato uno spazio grandissimo, ed io avevo solo 3 quadri e 10 giorni di tempo. In 10 giorni feci 13 quadri, lavorando dalle quattro del mattino sino alle sette, ora in cui mi recavo al lavoro, e alla sera quando tornavo, sino a mezzanotte. Alla fine sono addirittura svenuto per la fatica, ma ce l’ho fatta. Per me, dipingere – ci racconta Pascu - è sempre stata una “follia”, come mi prendesse un demone. Nell’arte, sono convinto, ci sono cose che non dipendono dall’artista, ma arrivano da chissà dove. Si lavora sì usando la propria piccola o grande esperienza e cultura in materia, ma delle volte ci si sveglia il mattino dopo senza sapere come si sia potuto fare quel quadro. Alla fine scopri che, quella cosa che sembra così grande a dirsi, il talento, è innata, ed è una sorpresa, innanzitutto per se stessi.” 

 
Da come ne parla sembra che per lei dipingere sia un fatto 'liberatorio'
“All’inizio era così, era una passione che voleva essere espressa, e non potevo fare altrimenti. Poi, a mano a mano che son riuscito ad ottenere certi risultati, dovuti sicuramente anche all’esperienza e al livello artistico, ho capito che non era più solo una questione di amore, ma era diventata anche una questione di responsabilità. Mi spiego: quando uno dipinge un quadro che sente, e a livello di critica viene capito ed apprezzato molto, un quadro che, anche per chi dipinge da 14 anni come me, riesce dopo 10-20 che lo hanno preceduto, uno sente la necessità di mantenersi, come minimo, a quel livello. E una responsabilità che si prende con sé stessi”.

Sostiene che il periodo di maggior tormento e inquietudine, è per lei, il periodo di maggior creatività
“Sono del parere che la sofferenza sia il sentimento più vissuto dell’uomo. La gioia può sembrare molto superficiale, nel senso che arriva e passa con velocità incredibile. Magari questo succede solo a me, ma ho notato che quello che dipingo nei periodi difficili della mia vita, è ciò che piace di più. Tento di decodificare ciò che sento e di imprimerlo nella tela. Il quadro bisogna prima sentirlo e poi spiegarlo, dargli un significato. Se ciò non avviene, secondo il mio punto di vista, significa che l’artista non è riuscito ad andare oltre. Sia che si tratti di un paesaggio, di un ritratto, di una natura morta, il soggetto del quadro deve essere un pretesto per trasportarti altrove, nel proprio mondo, nel mondo dell’uomo, nella bellezza dell’uomo.”

I suoi quadri, infatti, colpiscono per i colori molto vivi, forti, accesi, che danno un’idea di solarità, quasi a voler ribaltare le cose, anche le più cupe, e a testimoniare che i colori fanno parte della vita.
“L’Arte – insiste Nelu- riesce ad andare oltre le parole e a scavare dentro di noi. Per me l’estetica è “offrire”, dare alla gente, è una questione di generosità. Lavorando a spatola, io sento che il quadro ha più forza, acquista espressività, diventa molto più potente… in poche parole: è capace di “darti”.

Ci può spiegare il suo metodo di lavoro?
“Dipingere con il cuore va bene – precisa Pascu - ma bisogna usare anche la testa. La storia dell’arte ci insegna che esistono anche la prospettiva, la dimensione, il gusto estetico… Adesso, dire se il livello di cultura di un artista sia più o meno importante, non saprei, perché la storia dell’arte dimostra che ci sono dei geni che, anche senza possedere una grande cultura, sono rimasti famosi sino ai tempi nostri per aver fatto delle opere d’arte. Lì si tratta comunque di talenti autentici; io cerco solo di essere un artista molto preparato in quello che faccio. A livello cromatico riconosco di usare il 20% di teoria e l’80% di istintualità, perché so che, nella pittura come nella musica, i fattori sono talmente complessi, che la ragione non riuscirà mai a capirli. Allora dobbiamo lasciare libero il gusto estetico di risolvere le emozioni nei colori. Un colore bisogna innanzitutto “sentirlo”: quel giallo che tu ti appresti a fare non è un giallo qualunque, è un colore già mescolato dentro di te. L’hai visto da qualche parte, ti è rimasto impresso nella memoria: è un giallo cromo, con un po’ di citron dentro e una punta di rosso...

Comunque, -conclude l’artista- ho sempre presente le parole che il maestro mi ha detto la prima volta: "Mai cercare i segreti della pittura nella pittura. Cercali altrove, allarga gli orizzonti, fatti una cultura, cerca di capire come gira il mondo. E’ da lì che prenderai tutta l’energia e un giorno ti accorgerai di aver fatto un quadro, e non saprai neanche tu come!"

Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.» Forse, chi lo ha visto dipingere, in piedi davanti al cavalletto, a Londra come a Parigi, si sarà chiesto se fosse un pittore sconosciuto o, al contrario, un artista importante. Incrociandone per un attimo gli occhi di gatto, vi avrà certo indovinato la solita, inequivocabile espressione di sfida: alla tela che in quel momento gli si offriva immobile e seducente davanti; alla gente, incuriosita, che si era radunata intorno; al cielo fattosi improvvisamente cupo per il passaggio di nubi portatrici di pioggia. A quanti si affrettavano a cercare un occasionale riparo, tra lampi e tuoni che scuotevano la monotonia del giorno, lanciava un sorriso beffardo che annunciava la sua coraggiosa resistenza all’imminente maltempo: così, sempre in piedi, sempre davanti al cavalletto, potevi osservarlo poco dopo, con quel buffo cappello in testa e l’aria ancora più assente, modellare il colore con la spatola bagnata, mentre i tubetti di colore risaltavano come minuscoli monumenti nell’acqua sporca delle prime pozzanghere. Pascu ha girato e dipinto le capitali d’Europa in questo modo. Ovunque vi fosse una qualche vertigine di bellezza, il ricco armamentario di tele, colori, sigarette e superalcolici trovava, insieme a lui, provvisoria residenza. L’impegno quotidiano con la pittura poteva svolgersi in luoghi celebri, suggestivi, frequentati, ma anche in angoli anonimi, apparentemente insignificanti, persino malfamati. Importante e decisiva solo l’ispirazione, per un romantico girovago capace di vedere quanto invece resta invisibile a chi è vittima del male peggiore: l’indifferenza. Nelle pieghe di un viaggio condotto alla maniera di un moderno Odisseo, ecco, allora, prendere intima consistenza un gruppo di opere suscitate da limpidi bagliori esistenziali, dove la densa architettura materica raccoglie e custodisce umori apparentati alle strade e alle piazze raffigurate. Giusto un sensitivo come Pascu, in grado di riconoscere una nascosta
vita palpitante nella pietra, poteva offrirci questo caleidoscopio di impressioni metropolitane, tipiche di un mondo che cambia al pari delle stagioni…
Stupisce, peraltro, il modo in cui un pittore idealmente di casa a Montmartre come a Montparnasse,
dunque diretto discendente di Utrillo, abbia esteso, oltre i consueti ambiti iconografici, una ricerca espressiva che usa giusto come pretesto note architetture, trovando,
tuttavia, la sua più appagante realizzazione in quei territori dell’anima dove fioriscono tenere illusioni. Così, Pascu, si è mantenuto a debita distanza da declinazioni pittoresche che immalinconiscono in banali «cartoline», innervando, viceversa, un piglio originale attraverso il quale risaltano queste vibranti composizioni. Tele il cui sapore deborda di verità conquistate, di emozioni sospese a dispetto del tempo, di struggenti abbandoni al far della sera, quando, riposti colori e pennelli nella cassetta, Pascu dà un’ultima occhiata, dolcissima e intensa, al lavoro finito sul cavalletto, tacendo la gioia che sciama liquida dentro le sue viscere.
È, forse, in quei lunghi istanti trascorsi nel più distaccato dei silenzi, che il passato ricomincia a scorrergli immaginifico nella mente: come fuochi mai del tutto spenti, si riattizzano sotto la cenere di un salutare oblìo i tanti, durissimi sacrifici fatti per inseguire il miraggio di diventare pittore, lui che, pittore, probabilmente era sin dalla nascita.
Strano destino, avrà pensato, chissà quante volte, Pascu… Prima la miseria, lo sconforto, il dolore; nessuno o quasi che voglia acquistare un tuo quadro. Poi, il primo mercante, un secondo, un terzo; collezionisti attenti che chiedono ovunque i dipinti nuovi come quelli vecchi. L’inizio del successo, un po’ di soldi, l’affitto di una casa.
Ma quando i conti cominciano a tornare, ecco un inatteso, misterioso senso di mancato appagamento, che, se sei un artista vero, ti spinge a superare queste pericolose soddisfazioni e altri limiti, a scoprire in te risorse che crederesti assenti, a spostare ogni volta più in alto l’asticella della sfida accettata in nome dell’antico demone: la pittura. Così ha fatto Pascu, nel suo inquieto peregrinare di città in città, per le vaste latitudini del vecchio continente, in cerca di simulacri che rispecchiassero la propria prospettiva interiore, spazi da rivisitare e perpetuare nell’abituale contesto cromatico. Gli sarà stata senz’altro compagna, durante un itinerario complicato nelle scelte, difficoltoso nelle sistemazioni e comunque stimolante per vari avvenimenti, la voglia di meravigliare il suo pubblico e di salire ancora qualche gradino nell’ascesa che si è imposto per arrivare ai vertici. Mesi prima, ai tavolini di un caffé all’aperto, dinanzi a due famosi pittori contemporanei, si era lasciato andare: «Beati voi! Già vi vedo, fra vent’anni, dentro un Museo…» E mentre ancora la frase vorticava incerta e sibillina tra la gratitudine e la superbia dei maturi maestri, ecco, puntuale, il salace epilogo: «Sì, ma a vedere i miei quadri…» Nelu Pascu,più di 1000 dei suoi quadri si trovano sparsi in 11 Paesi, proprietà di chi li ha conosciuti tramite lui o alcune gallerie d’arte italiane. Oltre che in Romania e in Italia, le sue opere si trovano negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia, in Svizzera, in Svezia, in Germania

 

Nelu Pascu - La mia Sicilia e altri paesaggi dell'anima. NELU PASCU: biografia Nasce a Cosmesi (provincia di Galati), in Romania, nel 1963. Appassionato di arte e filosofia sin da quando aveva vent’anni, inizia a dipingere nel 1990 grazie ai preziosi stimoli e consigli del suo primo maestro, il professore e pittore David Sava. Approfondisce, in seguito, la propria preparazione studiando disegno, per tre anni, con il professore e grafico Gheorghe Miron. A metà degli anni novanta si trasferisce a Padova, dove attualmente vive e lavora. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive sia in Italia che all’estero. Le sue opere si trovano collocate in prestigiose raccolte pubbliche e private di tutto il mondo.

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