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MILANO 6 gennaio 2009 si
concludono i festeggiamenti del Santo Natale in un'astmosfera suggestiva
all'interno della chiesa di S.Eustorgio tra i numerori presenti il Sindaco
di Milano Letizia Moratti ha presenziato alla SS.Mesa il Cardinale di
Milano Dionigi Tettamanzi che anche in questa occasione invita alla Pace
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Il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, invoca la pace nel mondo, con particolare riferimento alla situazione in Medio Oriente, Tettamanzi ha chiesto "il dono della pace per un'umanità che pace non conosce. Lo facciamo mentre infuria una violenta e sanguinosa guerra proprio nelle terre che furono teatro degli eventi di quella storia di salvezza che fonda la nostra fede cristiana". Nel corso della funzione, il cardinale Tettamanzi ha auspicato la pace per "tutti i figli di Dio, tutti gli uomini del mondo, soprattutto là dove fratelli e sorelle dell'unica famiglia umana conoscono solo odio e pregiudizi, guerre e violenze, lutti e distruzioni, fame e miseria, malattie ed epidemie, ingiustizia e oppressione..."
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Don Piergiorgio Perini posti auto per i fedeli
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Per iniziare, un «affettuoso
saluto» al sindaco Letizia Moratti, che «per la prima volta da quando
è stata eletta» ha partecipato ieri alla cerimonia dell’Epifania a
Sant’Eustorgio. Don Piergiorgio Perini, il parroco della basilica
meglio conosciuto come don Pigi, a fine Omelia ha ringraziato la Moratti,
salita sul sagrato, anche «per aver completato i lavori di
riqualificazione del quartiere Ticinese, che prima era molto malato
anche dal punto di vista delle frequentazioni». Ma, fatte le premesse,
ha approfittato della presenza del sindaco per protestare e rivolgerle
un appello molto pratico: «Parcheggi per i fedeli». Non solo. La
parrocchia di Sant’Eustorgio, ha spiegato don Pigi, ha due accessi,
quello da Porta Ticinese, chiuso alle auto e quello di via Santa Croce,
aperto al traffico. Ma «a breve anche quell’accesso verrà chiuso con
un pilomat. La minaccia gravissima è quindi quella di vedere una
basilica blindata» addirittura «non conforme ai dettami della
Costituzione italiana, che garantisce la liberta di espressione
religiosa». No alla nuova pedonalizzazione dunque, e sì ad «un grande
parcheggio per il quartiere, perché i cittadini hanno diritto di venire
in chiesa in macchina, e quello della Darsena è un monumento immobile».
«Mi auguro che la sensibilità mostrata dall’amministrazione nel
garantire la libertà di culto anche a fratelli non cristiani
(riferimento ai musulmani di viale Jenner, ndr) permetta ora alla nostra
basilica di non chiudere i battenti e di non trasformarsi in un freddo e
morto museo». Il sindaco ha preferito «non fare promesse adesso, ma mi
occuperò da subito del problema e valuteremo insieme quali soluzioni
trovare».
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MILANO
LA CHIESA DI SANT'EUSTORGIO I RE MAGI La chiesa di sant'Eustorgio, una delle più monumentali e antiche di Milano, pare abbia ospitato per parecchi secoli le salme dei re Magi. La tradizione vuole che in questo luogo abbia battezzato i primi cristiani il mitico S. Barnaba, dalla tradizione considerato il primo vescovo della città. Sorgeva infatti a destra dell'attuale basilica una chiesetta chiamata S.Barnaba al Fonte per la presenza di una fontana dalle acque miracolose (scomparsa nel secolo scorso). L'area dove sorge Sant'Eustorgio doveva essere nell'antichità un luogo particolare di culto, lo si deduce dalla presenza della prodigiosa fontana e dalla parte sotterranea della chiesa che contiene corridoi, celle funerarie, grotte a labirinto. Come è noto le caverne esercitavano una funzione religiosa fin dal paleolitico e il labirinto riprende ed amplia la loro funzione: penetrarvi equivaleva ad una discesa negli Inferi, dunque ad una morte iniziatica. Sant'Eustorgio fu ampliata nel IV sec. Per volere del vescovo Eustorgio, lo stesso che avrebbe ricevuto le spoglie dei Re Magi, in seguito ad un suo viaggio a Costantinopoli. La leggenda cristiana dei Magi li vuole i portatori di doni a Gesù per riconoscerne la triplice regalità. L'oro, signore dei beni materiali, esprimerebbe la regalità terrena e avrebbe conferito a Cristo la signoria sulla gente del suo tempo; l'incenso il cui fumo raggiunge il cielo, avrebbe innalzato il profeta Gesù alla comunicazione con l'Alto, mentre la mirra, balsamo dell'incorruttibilità, usata nei riti funebri e nella cura delle ferite, lo avrebbe reso Signore della vita e della morte. Sul lato sinistro guardando la facciata della chiesa vi é un'iscrizione d'antichissima data che dice:” Basilica Eustorgiana titulo Regibus Magis” che attesterebbe la presenza dei corpi dei Re Magi. La chiesa milanese nel calendario e nei libri liturgici, prima del X sec., chiamò la basilica – Basilica dei Re-. Una stella fu posta sul campanile col primo orologio di ferro fin dall'anno 1306. In questa chiesa è anche conservato l'avello di marmo bianco (proveniente dalla Valtellina), sormontato dalla stella e dalle tre corone, con l'epigrafe “sepulcrum trium Magorum”. Le sacre reliquie erano risposte dentro un'altra cassa di legno chiusa nell'arca romana. Una cronaca dell'epoca riferisce che i corpi erano intatti essendo stati trattati con balsami e spezie e mostravano dal volto e dalla capigliatura età differenti: il primo sembrava avere 15 anni, il secondo 30 e il terzo 60 anni. Erano avvolti in tessuti intrisi di rpofumi e mirra. Ora il loro sepolcro è vuoto. Nel XII sec., durante l'assedio del barbarossa, nonostante i milanesi avessero cercato di proteggere le tre salme nella chiesa di S. Giorgio al Palazzo, i resti furono trafugati dal Cancelliere del barbarossa, Rainaldo, che si valse il diritto di spoglio. Furono trasportati a Colonia dove ora riposano. Grande fu lo sconforto dei cittadini alla notizia, e Milano tentò più volte di riaverle, ci provò anche Ludovico il Moro nel 1434 ma inutilmente. Solo il cardinal Ferrari, agli inizi del secolo scorso, riuscì ad ottenere parte delle ossa ora collocate in un tabernacolo prezioso sopra l'altare dei Magi. |
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La
celebrazione della festa dei Magi
Galvano Fiamma racconta che nel 1336 si tenne per la prima in Milano una processione per commemorare i Re Magi. Ancor oggi si tenta di riproporre l'atmosfera dello storico viaggio, e nel giorno dell'Epifania il mitico corteo con i re sovrani, i paggi, i guerrieri romani viene organizzato dalla parocchia di S. Eustorgio. Quando abitavo a Milano e non lontano da questa basilica, che amavo frequentare in orari tranquilli perché sentivo una forza sacra sopratutto in alcuni punti, andavo a vedere questa celebrazione e mi ricordo che la notte che precedeva l'Epifania, il parco della basilica di S.Eustorgio diventava lo scenario ideale per l'esecuzione del concerto dei canti gregoriani. La notte poi si illuminava coi fuochi d'artificio mentre il suono delle campane creava ancora più magia. Un sorriso da cuore a cuore Elhian |
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L’INGRESSO
SECONDO TRADIZIONE In occasione del 47° Sinodo della Chiesa ambrosiana, fu chiesto al Cardinale C.M. Martini, Arcivescovo di Milano, quale episodio nell'arco della sua permanenza sulla cattedra di Ambrogio fosse rimasto più vivo nella memoria del suo cuore Rispose testualmente così: "Quando entrai in Milano il 10 febbraio 1980, feci ingresso nella basilica di Sant'Eustorgio, secondo la tradizione. Mi accorsi subito dai canti, dalla gioia, dall'espressione della gente, che venivo accolto con amore e con disponibilità. Quei primi momenti - il primo abbraccio della città - furono per me indimenticabili." Sono i medesimi sentimenti con i quali siete accolti anche voi oggi da questa comunità. Ma l'episodio ricordato dal Card. Martini rivela il legame profondo che unisce questa comunità alla Chiesa delle origini, la Chiesa degli Atti degli Apostoli, che continua ad essere modello del suo esistere. FONTE
BATTESIMALE Uscendo
dalla Basilica, a sinistra, si trova un edificio color rosa sulla cui
facciata è apposta una lapide, che attesta la presenza del primo fonte
battesimale di Milano, costruito
nei tempi apostolici, restaurato e benedetto dal Card. Federico Borromeo
il 28 ottobre 1623". Questa sede fu scelta perché scorrendo proprio lì un corso d'acqua, la Vettabbia, l’evangelizzatore di Milano la utilizzò per fondare il primo fonte battesimale; inoltre, esso era situato in prossimità di un cimitero pagano già esistente. Al
di sotto del pavimento della Basilica, è situato un cimitero
pre-cristiano e paleocristiano, cioè con tombe cristiane e pagane, che
Sant'Ambrogio, patrono di Milano, chiamò “cimitero dei martiri",
perché vi trovarono sepoltura anche le ultime vittime delle persecuzioni
precedenti l'editto di Costantino del 313. Nei primi secoli i cristiani si riunivano dove potevano, spesso nei cimiteri, per celebrare il culto. Nel
cimitero situato al di sotto del pavimento della Basilica, tra i vari
reperti archeologici, è stata ritrovata una lapide sulla quale è
scolpita la figura di un giovane togato, in atteggiamento di preghiera,
con le braccia alzate. E' la più antica posizione di preghiera dei
cristiani, quella che esprimeva meglio il movimento dell'anima e il suo
desiderio di Dio. Per questo motivo, anche oggi nella Comunità parrocchiale di S. Eustorgio si è soliti pregare assumendo il medesimo atteggiamento di quel giovane riprodotto su quell'antica pietra: l'orante di Sant'Eustorgio, simbolo della prima cellula di evangelizzazione di Milano. SAN
BARNABA Secondo un'antichissima tradizione. i primi cristiani di Milano furono battezzati a quel fonte da San Barnaba, uomo di fiducia degli apostoli e compagno di San Paolo nel primo dei suoi viaggi tra i gentili. Barnaba sarebbe così entrato in Milano da Porta Ticinese, quartiere nel quale è situata la Basilica di S. Eustorgio.Il vescovo che entra in Milano per prendere possesso della sua diocesi lo fa da qui, da Porta Ticinese. E la sosta in Sant'Eustorgio, come ha ricordato il Card. Martini e' di rito. SECONDA
TRADIZIONE: I MAGI Ma una seconda tradizione ci unisce alle origini della Chiesa e ci riporta addirittura ai vangeli dell'infanzia di Gesù. E' la vicenda dalla quale prende rilievo la figura di Sant'Eustorgio, nono vescovo di Milano. di cui fu anche governatore. eletto nel 343. In questa vicenda si intrecciano leggenda, tradizione e storia. Se, arrivando qui, avete dato un'occhiata al campanile della basilica, avrete notato una "stranezza". Sulla sua cima non c'è una croce, ma una stella a otto punte: la stella dei Magi, per indicare la presenza delle loro reliquie, oggetto da sempre della devozione dei fedeli. La leggenda vuole che i Magi siano morti a Gerusalemme, dove erano tornati, dopo la crocefissione di Gesù, per testimoniare la fede di cui si erano fatto banditori nei loro paesi. La tradizione sostiene che le loro spoglie siano state trovate dalla regina Elena, madre di Costante, capo dell'Impero Romano d'Oriente, e trasferite nella chiesa di S. Sofia a Costantinopoli. Costante le donò a Eustorgio quando questi, eletto vescovo, si recò da lui per rimettere nelle sue mani il mandato di governatore di Milano da lui ricevuto. Eustorgio le trasportò, assieme al pesante sarcofago nel quale erano state riposte, usando un carro trainato da buoi. Dopo un lungo e avventuroso viaggio di ritorno, giunse proprio qui, all'ingresso nella città da Porta Ticinese, dove il carro sprofondò nel fango e non fu possibile rimuoverlo. L'incidente fu interpretato da Eustorgio come un segno divino, e per questo fece erigere la prima basilica nella quale custodire le reliquie dei Magi. La storia ci informa che nel 1164 l'imperatore Federico I, il "Barbarossa", durante una delle sue calate in Italia, ordinò al suo consigliere, Reinald von Dassei, che era anche arcivescovo di Colonia, di impadronirsi delle reliquie. che finirono cosi nel duomo della città tedesca. Nel 1906, infine, il Card. Ferrari, vescovo di Milano, ottenne una parziale restituzione delle reliquie, ora conservate in una preziosa urna posta sopra l'altare dei Magi. A ricordo del loro martirio, la liturgia ambrosiana usa, nel giorno dell'Epifania, paramenti di colore rosso. Al di là della questione riguardante l'autenticità o meno delle reliquie la devozione dei Magi ripropone il cammino di ogni credente. Quando giungi a piegare il ginocchio davanti a Gesù, alla Parola diventata carne. puoi porgere il cuore al tuo Salvatore. Uno scrigno che non contiene oro, incenso o mirra, ma soltanto quell'unica povera ricchezza che è il tuo peccato. E da quel momento non puoi fare a meno di essere, a tua volta, annunciatore e testimone. I
4 SANTI VESCOVI Sant'Eustorgio è stato il primo di quattro santi vescovi di cui si custodiscono i resti in basilica. Quelli di Eustorgio sono conservati in un'urna sotto l’altare maggiore, assieme a quelli di S. Onorato e S. Magno che vissero nel VI secolo, in un'ora drammatica per Milano, a seguito della calata dei Longobardi di re Alboino. Il quarto santo vescovo è Eugenio, un transalpino, consigliere e confessore di Carlo Magno, al quale i milanesi sarebbero debitori della loro stessa identità religiosa. Sarebbe stato infatti Eugenio a ottenere dal Papa nel 774 che il rito ambrosiano, minacciato di essere soppresso, rimanesse nei secoli, salvando così quella diversità e quella autonomia nei confronti di Roma, che sarebbero diventate simbolo di fierezza e di capacità creativa della nostra città. L'
EPOPEA DOMENICA Nel
XIII secolo ebbe inizio quella che è stata definita l'epopea domenicana.
Il clero diocesano lascia la basilica ai domenicani che vi rimarranno fino
alla fine del XVIII secolo, quando S.Eustorgio verrà reintegrato nella
vita istituzionale della diocesi con il ruolo di parrocchia. Don Pigi è
il nono parroco di S.Eustorgio. L' arrivo dei domenicani coincide con un periodo di gravi difficoltà all'interno della cristianità d' Occidente, divorata al proprio interno dalla carie dei movimenti eretici. I catari tendevano a diventare addirittura maggioranza numerica in Lombardia. Con i domenicani si apre in Occidente il fronte della riconquista interna alla cristianità. Si sentiva la necessità di una nuova evangelizzazione, un po' come adesso, anche se in situazioni storiche e sociali non confrontabili. I domenicani furono le truppe speciali impiegate da Papa Innocenzo IV in questa operazione di nuova irradiazione della parola evangelica. I
TRE GRANDI SANTI Tre sono i grandi santi domenicani che qui hanno pregato, predicato e operato: San Domenico, San Pietro Martire e San Tommaso. Ognuno di loro ha lasciato qualche suo tratto, qualche suo lineamento alla Comunità di oggi : una eredità di virtù che si aggiunge alla manifestazione della grazia particolare che accompagna sempre ogni comunità ecclesiale. Il dono di Domenico è quello dell'itineranza evangelica. I suoi figli spirituali non fanno del convento una fortezza, un luogo di rifugio, ma un punto dal quale irradiarsi, un trampolino di lancio dal quale si staccano per diventare evangelizzatori a tutto raggio, mandati a due a due come gli apostoli in santa comunità di vita. Per questo Domenico porterà i conventi dentro la città, nel cuore del mondo che vuole cambiare. All'inizio
della sua attività apostolica, secondo i biografi del tempo, Domenico
ebbe una visione mentre si trovava nella basilica vaticana a Roma: San
Pietro gli tende il bastone del pellegrino e San Paolo gli porge il
vangelo, e tutti e due gli gridano: "Vai e predica, perché Dio ti ha
scelto per questo ministero!" L'itineranza evangelica coincide con l'intuizione che ha avuto il nostro pastore quando, qualche anno fa ha dato vita al ministero degli evangelizzatori itineranti, laici che, assieme a lui o senza di lui, vanno là dove sono chiamati. In Italia, in Europa, talvolta anche più lontano, facendosi carico di tutti gli oneri del viaggio. Pietro da Verona è il secondo grande santo domenicano che è stato di casa qui, primo martire del suo ordine. Schierato in prima linea sui fronte della lotta all'eresia, il 6 aprile 1252, nei pressi di Barlassina, una località tra Como e Milano, venne assassinato con un colpo di falcetto al capo da un certo Pietro Carino. Prima di morire Pietro da Verona intinse un dito nel suo sangue e con quell'inchiostro, che era anche vita che fuggiva, scrisse la parola: "Credo". Da allora è ricordato come San Pietro Martire. I suoi resti sono conservati nella Cappella Portinari, deposti in una tomba marmorea, capolavoro dell'arte gotica. Il dono di Pietro da Verona alla nostra comunità è quello della testimonianza, cui si aggiunge quello della Parola che diventa potenza di evangelizzazione. Nella lotta all'eresia = che fa lotta all'ultimo sangue e l'ultimo sangue versato fa il suo = la vera arma di Pietro da Verona era la parola di Dio illuminata dallo Spirito Santo, l'unica spada, come ricorda San Paolo nella lettera agli Efesini al capitolo 6, che il cristiano può e deve usare. Anche nella piazza antistante la nostra basilica si pigiava una folla incontenibile per ascoltare Pietro da Verona che parlava da una tribunetta ora scomparsa. Una volta, parecchi anni fa prima di iniziare l'esperienza delle cellule, don Pigi disse di aver avuto una visione, proprio mentre pregavano su di lui perché ricevesse l'effusione dello Spirito Santo. "Vedevo raccontò = la mia basilica piena di folla e anche la piazza era ricolma di gente. Poi mi ricordai che ciò era già avvenuto più di settecento anni fa quando predicava Pietro da Verona. Mi chiesi tuttavia se quell'evento non poteva ripetersi, se il mio sogno ad occhi aperti non potesse diventare realtà." Questa visione è già diventata realtà almeno in parte. Tommaso d'Aquino, il terzo dei santi domenicani che noi veneriamo, ha scritto qui alcune pagine della sua "Summa". Per questo si conserva di lui una reliquia: il pollice della mano destra. Come saprete, la "Summa theologica" questa cattedrale del pensiero e della fede, è rimasta incompiuta. Non per cause esterne o di forza maggiore ma per un'improvvisa e irremovibile decisione di Tommaso. Il 6 dicembre 1273, appena terminato di celebrare la Messa, Tommaso annunciò la sua decisione di smettere di scrivere. Aveva tenuto fino a quel momento un ritmo di lavoro elevatissimo: più di mille pagine all'anno, che dettava spesso contemporaneamente a tre o quattro segretari. Al suo confessore ed amico, frate Reginaldo, che lo supplicava di tornare sulla sua decisione, rispose: "Non posso." E aggiunse: "E’ paglia... Tutto quello che ho scritto è soltanto paglia." Forse una chiave di interpretazione di questa decisione irremovibile può essere suggerita da un altro episodio della vita di Tommaso. Quando ebbe terminato il suo trattato sull'Eucarestia, Tommaso si recò in un'ora notturna a deporlo ai piedi del Crocefisso, che gli parlò: "Hai scritto bene di me, Tommaso. Che cosa vuoi in cambio?" "Nulla, = rispose Tommaso = all'infuori di te, Signore!" Si può supporre che nel suo cammino di avvicinamento a Dio e al suo mistero, fosse arrivato a un punto di non ritorno, dove risorse e facoltà umane non servivano più, anzi diventavano un appesantimento e un ingombro e dovevano essere deposte per consentirgli di raggiungere la meta. In vista di Dio, nell’attesa del faccia a faccia non rimane a Tommaso altro che il silenzio, l'ascolto, l'adorazione: " O Gesù che contemplavo velato, fa che avvenga ciò che tanto desidero: che guardando il tuo volto svelato io sia beato nel vedere la tua gloria Termina così l'"ADORO TE DEVOTE", l' inno che secondo alcuni biografi Tommaso avrebbe composto sul letto di morte. Ebbene se l' adorazione perpetua è stata il primo atto concreto, l'atto iniziale e fondante di questa comunità, se l'ora di adorazione è diventata l'unità di misura della nostra preghiera, il carburante che accende e alimenta il motore della comunità, che è lo Spirito Santo, tutto ciò è un dono al quale San Tommaso non può essere estraneo. Ecco, fratelli, adesso sapete dove siete e con chi siete: i santi che hanno fatto e continuano a fare la storia di Sant'Eustorgio anche i santi anonimi e i fratelli e le sorelle di questa comunità che sono nella luce della gloria di Dio. Disse bene una volta, tanti anni fa, il Card. Montini, allora Arcivescovo di Milano, visitando la nostra basilica: "Tutto qui parla, anche quando questa basilica è vuota. Questa basilica è piena di voci."
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