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Milano ha ricordato le 118 vittime della strage aerea, Il disastro di Linate.

 

Pasquale Padovano


Milano 8 ottobre 2008 - Nel settimo anniversario della tragedia di Linate, avvenuta l'8 ottobre 2001, Milano ha ricordato le 118 vittime della strage aerea durante la messa di suffragio nella basilica di Sant'Ambrogio.
La cerimonia ha visto la partecipazione del sindaco di Milano, Letizia Moratti, del presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri, del vicepresidente della Provincia Alberto Mattioli, della consigliera regionale Antonella Maiolo e del presidente di Società esercizi aeroportuali-Sea Giuseppe Bonomi, «Per la nostra città - ha detto il sindaco Moratti - è un dovere ricordare le vittime e impegnarci perché, nel mantenere viva la memoria, si possa pensare di avere sempre più sicurezza nei nostri cieli».
Oltre alle Istituzioni italiani, presenti anche le autorità consolari di Finlandia, Francia, Danimarca, Islanda, Australia, Svezia e Norvegia, che hanno ricordato tutti i morti dell’incidente. Alla funzione erano presenti Paolo Pettinaroli, presidente del  comitato dei familiari delle vittime “8 ottobre per non dimenticare” e l’unico sopravvissuto della tragedia, Pasquale Padovan
o.

Il disastro di Linate, con un bilancio finale di 118 vittime, è il più grave incidente aereo mai avvenuto in Italia; tra le collisioni al suolo nella storia dell'aviazione è superato solo dal  disastro di Tenerifedel 1077.

L' 8 ottobre 2001  alle ore 08:10 locali un  McDonnell Douglas MD-87 della compagnia aerea  SAS registrato SE-DMA, in fase di decollo dall'aereporto di Milano Linate, entrò in collisione con un Cessna Citation entrato erroneamente in pista a causa della fitta nebbia.

Dopo l'impatto, l'MD-87 non riuscì a completare la fase di  decollo e si schiantò contro il deposito bagagli situato sul prolungamento della pista.

L'urto e l 'incedio successivamente sprigionatosi non lasciarono scampo agli occupanti di entrambi gli  aeromobili, né a quattro addetti allo smistamento bagagli al lavoro nel deposito. Un quinto addetto ai bagagli si salvò, unico sopravvissuto al disastro: si tratta di Pasquale Padovano, ustionato sulla quasi totalità del corpo.

A meno di un mese di distanza dall'attacco al World Trade Center di News York, e per giunta nello stesso giorno in cui è iniziata la guerra in Afghanistan, molti, in un primo momento, pensarono a un attentato terroristico; ben presto fu invece chiaro che si trattava di un incidente.

 

 

Paolo Pettinaroli

 

 

Disastro di Linate. Il processo in Cassazione, presso la Corte Suprema di Cassazione di Roma, è iniziata l'udienza nella quale i giudici dovranno decidere se confermare o meno le assoluzioni e le condanne per la strage di Linate, la tragedia aerea che, a causa di un errore della torre di controllo, provocò lo scontro tra un Cessna Citation e il McDonnel Douglas MD-87 della compagnia aerea Scandinavian Airlines System.

Dopo la prima giornata, la richiesta del sostituto procuratore generale della Cassazione, Angelo Di Popolo, è stata di annullare le assoluzioni per l'ex direttore dell'aeroporto di Linate, Vincenzo Fusco e per il direttore degli scali aeroportuali milanesi Francesco Federico. Nel disastro, persero la vita 118 persone, di cui 104 passeggeri dell'areo Sas (58 italiani), 4 del Cessna, 6 membri dell'equipaggio e 4 operai del deposito bagagli. Il disastro di Linate, il più grave incidente aereo mai avvenuto in Italia, si consumò alle 8,10 dell’8 ottobre 2001 quando, a causa della nebbia, il piccolo veivolo privato invase la pista del volo 686 della SAS in fase di decollo. La collisione a 270,5 km/h spezzò in tre tronconi il Cessna uccidendone i quattro occupanti. L’MD-87 perse nell’urto il motore di destra mentre i detriti dell’aereo privato provocarono un depotenziamento di quello di sinistra. Questo non permise al comandante, Joakim Gustafsson, di terminare la fase di decollo costringendolo a effettuare una manovra di atterraggio d’emergenza giudicata talmente perfetta da essere inserita nei manuali tecnici della compagnia scandinava. Purtroppo l’aeromobile, poggiato obliquamente sulla gamba sinistra del carrello e sull’estremità alare destra, continuò la sua corsa oltre la pista e, ruotando sulla destra per l’effetto perno dell’ala a terra, si schiantò contro il fabbricato del deposito bagagli alla velocità di 257,60 km/h. Oltre ai quattro occupanti del Cessna, morti nella collisione, l’impatto con il deposito, posto sul prolungamento della pista, e il successivo incendio, uccisero i 110 occupanti dell’aereo di linea e quattro operatori addetti ai bagagli presenti nell’edificio. Nello scontro, si salvò solo Pasquale Padovano, 48 anni, operaio della Sea di Milano.

La fitta coltre di nebbia ha sicuramente influito sulla dinamica dell’incidente che, in caso di favorevoli condizioni di visibilità, avrebbe potuto essere scongiurato. Inoltre la segnaletica presente nella zona dell’aviazione generale versava in gravissimo stato di abbandono, tanto che le scritte di segnalazione "raccordo R5 e R6" risultavano cancellate in più punti e dipinte sull’asfalto con caratteri non a norma. Il Cessna avrebbe dovuto, infatti, percorrere il raccordo R5 imboccando, invece, contromano, la pista 36R. Nell’errore di valutazione del controllore di terra, convinto della corretta manovra del Cessna, ha pesantemente influito il mancato ausilio del rada di terra, essenziale quando, a causa della scarsa visibilità, gli aerei perdono la propria posizione. Il radar di terra, ritenuto obsoleto, venne disattivato il 29 novembre del 1999 e, al momento della tragedia, tale strumento era stato, sì, riacquistato ma giaceva in magazzino, perché i lavori di installazione erano fermi da mesi in attesa delle necessarie autorizzazioni. Dunque il controllore, nel suo lavoro di determinazione della posizione dei veivoli al suolo, doveva affidarsi ai riporti di posizione effettuati dai piloti.

Alle 8,08 il pilota del Cessna comunicò il proprio avvicinamento a Sierra 4. Un punto mai esistito sulle mappe aeroportuali ufficiali. Tuttavia, causa l’elevato rumore ambientale della comunicazione e la bassa qualità del segnale, il controllore di terra si convinse, dopo trenta secondi di silenzio, ad autorizzare il rullaggio dell’aereo privato verso il piazzale nord. Il Cessna proseguì, invece, sul raccordo R6 impegnando contromano la pista 36R. Pista su cui era stato autorizzato, alle 8,09, il decollo dell’MD-87 della compagnia scandinava. 

Il 13 marzo 2003, nel corso dell’ottava udienza preliminare del processo penale per l’attribuzione delle responsabilità, che si è aperta il 20 novembre dell’anno precedente, sono stati rinviati a giudizio, con l’accusa di concorso in disastro colposo e omicidio colposo plurimo Sandro Gualano, amministratore delegato dell’Ente Nazionale Assistenza al Volo - Enav, Fabio Marzocco, direttore generale dell'Enav, Santino Ciarniello, responsabile dei servizi del traffico aereo, Sandro Gasparrini, responsabile delle operazioni di terminale, Nazareno Patrizi, responsabile gestione regionale Lombardia, Raffaele Perrone, responsabile del Centro Assistenza Volo, Paolo Zacchetti, controllore del traffico aereo, Francesco Federico, responsabile circoscrizione territoriale dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (6 anni e 6 mesi in I grado, assolto in II),  Vincenzo Fusco, direttore dell’aeroporto di Linate (assolto in II grado dopo la condanna a 8 anni in I grado), Antonio Cavanna, responsabile dell’Unità Organizzativa Sviluppo e Manutenzione Risorse Aeroportuali della Società Esercizi Aeroportuali - Sea, Giovanni Lorenzo Grecchi, responsabile del settore gestione Risorse Aeroportuali di Linate.

In primo grado sono stati assolti Sandro Gasparrini, Antonio Cavanna (3 anni in II grado) e Giovanni Lorenzo Grecchi (3 anni in II grado), mentre gli altri indagati sono stati condannati con pene dagli 8 anni di Fusco ai 3 anni e 4 mesi di Ciarniello.
Le condanne comminate dalla sentenza del processo ordinario di I grado del 16 aprile 2004 furono, poi tutte ridotte, a 3 anni in seguito all’approvazione definitiva dell’indulto da parte del Parlamento il 29 luglio 2006, dopo che il processo di II grado, con sentenza del 7 luglio 2006, aveva confermato le condanne di Gualano, Marzocco, Ciarniello (da 3 anni e 4 mesi a 2 anni e 8 mesi con patteggiamento), Patrizi e Perrone (da 3 anni e 10 mesi a 3 anni con patteggiamento), Zacchetti (da 8 a 3 anni). 

 

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