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I veleni nel cielo di Taranto: "Noi, ammalati di inquinamento"-"Ci svegliamo alla mattina respirando la Diossina". Nuvole rosse
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l'Ilva è la principale
fonte di inquinamento in città. "Soltanto nei prossimi anni si
sapranno gli effetti sulla salute di tutte queste emissioni".
Parlano di veleni e
malattie, parlano di industria e quindi parlano anche della gente.
Discutono di malati e di morti e per farlo usano gli acronimi. Arpa, per
esempio, è un acronimo. Sta per Agenzia regionale per la protezione
ambientale: Arpa, come lo strumento musicale che è segno di
eleganza, di musica dolce. Ma questo c'entra poco. Anzi nulla. Arpa
è un acronimo gentile. Forse l'unico. Tutti gli altri, Pcb, Bat, Bot,
Nox, Cox, Aia, Ipa, Pm10 e non sono gentili per niente. Questo miscuglio
disordinato di lettere che intimoriscono come una lezione di chimica, a
Taranto, significano tante cose ma spesso una cosa soltanto. E non è
buona per nessuno.
Perché gli acronimi non stanno soltanto nelle parole degli scienziati o dei politici. Non sono sui giornali e nelle riviste tecniche. Gli acronimi si trovano anche nell'aria e per questo colpiscono tutti senza distinzione di sesso, razza, religione e ceto. Gli acronimi sono democratici. A volte credo che gli acronimi non abbiano una funzione grammaticale né tantomeno sintattica. Piuttosto hanno una funzione sociale: sono stati inventati per non far capire il reale significato di quello che rappresentano. Per non far spaventare, allarmare, intimorire la gente. Si vive più tranquilli senza sapere cosa è l'Ipa. Giorgio Assennato, Arpa Puglia: "In questo momento la vera emergenza ambientale italiana si chiama Taranto. E' la città più inquinata d'Italia, probabilmente d'Europa. Gli effetti ambientali cominciano negli anni scorsi e continuano ancora oggi ma noi dobbiamo ancora conoscerli. Soltanto nei prossimi anni gli studi epidemiologici potranno dirci esattamente cosa hanno significato per la salute della gente tutte queste emissioni dannose. Oggi i dati ci segnalano la presenza anomala, rispetto al resto della provincia e della regione, di una serie di malattie neoplastiche riconducibili all'inquinamento ambientale. Ma è ancora troppo presto per tirare le somme. Per capire a cosa andiamo incontro bisognerà ancora aspettare del tempo". Lo stabilimento siderurgico Ilva vince su tutte le altre aziende italiane per aver emesso in atmosfera 32 tonnellate di Ipa (pari al 95% del totale nazionale delle emissioni industriali censite dall'Ines), 92 grammi di diossine e furani (pari al 92% del totale), 74 tonnellate di piombo (78%), 1,4 tonnellate di mercurio (57%), 231 tonnellate di benzene (42%), 366 kg di cadmio (42%), 4 tonnellate di cromo (31%). Tre classifiche invece riguardano i macroinquinanti le emissioni da primato nazionale dell'Ilva sono le 540mila tonnellate di monossido di carbonio (pari all'80% del totale nazionale delle emissioni industriali censite dall'Ines), le 43mila tonnellate di SOx (15%) e le 30mila tonnellate di Nox (11%)". Ero dentro il vulcano più grande d'Italia. Un vulcano senza magma ma ribollente di acronimi.
L'Ilva è davvero la
responsabile di tutto questo inquinamento. Solo a Taranto, un puntino
quasi invisibile nella cartina dell'Europa dei 27, si produce l'8% del
totale delle emissioni dell'Europa dei 27! In pochi metri quadrati si
produce così tanta diossina, senza rispetto alcuno delle normative
ambientali e sanitarie a cui si devono attenere le industrie e le
fabbriche.
Taranto è anche un puntino in confronto all'Italia, ma se produce più Taranto rispetto a tutta quanta l'Italia, capiremo cosa vuol dire "sviluppo". Se ci chiediamo come mai l'industria perde poco fatturato, o perché è in attivo, pensiamo all'Ilva, e capiremo tutto questo
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